





Il Castello della Sala sorge su un promontorio tufaceo dell'Appennino umbro (a 534 metri s.l.m.), a poca distanza dal confine con la Toscana e a circa 18 chilometri dalla storica città di Orvieto. E' bella fortezza medievale, circondata da antiche cittadine etrusche collinari, a metà strada tra il fiume Paglia e la vetta del Monte Nibbio.

La tenuta del Castello della Sala si estende oggi su una superficie totale di 500 ettari, di cui 160 ettari a vigna, piantati a 200 - 400 metri sul livello del mare, su un suolo argilloso e ricco di fossili del Pliocene di origine sedimentaria e vulcanica. Circa 8 ettari sono ricoperti da ulivi per la produzione, ad uso domestico, di olio extravergine di oliva.
I vigneti del Castello della Sala erano, in origine, piantati con varietà miste di uve tradizionali, principalmente Procanico e Grechetto che tutt'ora vengono coltivati nella tenuta. Il Procanico è il clone di Trebbiano umbro coltivato intorno ad Orvieto da tempo immemorabile. Differisce notevolmente dal Trebbiano toscano in quanto la vite è meno produttiva, i grappoli meno compatti, e la buccia è giallo-rosata invece che verde. Il Grechetto è una varietà umbra dalla caratteristica buccia grossa, color giallo scuro, molto acida, a bassa resa e notevolmente tannica che produce vini pastosi dal bouquet speziato, erboso, di fieno appena tagliato, di buona struttura, buon potenziale d'invecchiamento ed eleganza.
Varietà di uve non tradizionali comprendono parecchi cloni di Chardonnay - 40 ettari piantati tra 230 e 340 metri s.l.m. - 35 ettari a Sauvignon Blanc, 4,5 ettari a Pinot Nero piantati nel 1985, con ulteriori 2,5 ettari piantati a terrazze nel 1994, tra 340 e 460 metri s.l.m.

I vini del Castello della Sala che richiedono invecchiameno, sono affinati in barrique di rovere francese nelle cantine medievali 30 metri sotto il Castello che risale al XIV secolo.

La gamma dei vini 'Castello della Sala' comprende: Cervaro della Sala, Bramito del Cervo, Conte della Vipera, Muffato della Sala, San Giovanni della Sala e Pinot Nero. Inoltre vengono prodotti due Orvieto Classico DOC, il Campogrande ed il Casasole.
Oltre a produrre vini Castello della Sala produce anche formaggio di capra e, per uso di casa, olio extra vergine di oliva proveniente dai sette ettari di uliveti.

La Toscana è famosa, giustamente, per i suoi vini rossi, perciò quando il Marchese Niccolò (padre dell'attuale presidente Piero Antinori) decise di produrre anche vini bianchi, volse la sua attenzione all'Umbria, dove acquistò il Castello della Sala con le sue 29 fattorie e 483 ettari di campi e boschi. Antinori migliorò il terreno che allora includeva 52 ettari di uliveti e vigneti e restaurò il castello del XIV secolo rimettendo a nuovo una sala da ricevimento e alcune stanze.
Il Castello della Sala venne costruito nel 1350 per Angelo Monaldeschi della Vipera, la cui famiglia era giunta in Italia al seguito di Carlo Magno nel IX secolo. Dal 1300 i membri della famiglia si osteggiarono per il controllo di Orvieto, e le lotte per la supremazia divennero così intense che nel 1337 Angelo ed i suoi tre fratelli adottarono ciascuno un nome e crearono un clan feudale: il maggiore si chiamò della Cervara, un altro del Cane ed il terzo dell'Aquila; ed Angelo, che probabilmente era il più bellicoso, della Vipera.
Gentile, nipote di Angelo Monaldeschi della Vipera, fu il primo a chiamarsi della Sala. Nel 1437 divenne dittatore di Orvieto per dieci anni e fu sempre in lotta con i della Cervara. In seguito, per 12 anni, combatté per il dominio dell'intera regione contro il cardinale veneziano Pietro Barbo, divenuto papa Paolo II, e contro le sue armate; alla fine fu vinto e mandato in Romania a comandare le truppe del papa.
Nel 1480, la famiglia, finalmente, raggiunse una tregua allorché il figlio di Gentile, Pietro Antonio Monaldeschi della Vipera della Sala sposò sua cugina Giovanna Monaldeschi della Cervara. Insieme restaurarono il castello che divenne simbolo di pace. Forse si deve a loro, in segno di riconoscenza, la piccola cappella rinascimentale che si trova sotto ai cancelli del castello, e che ha un grande affresco di scuola umbra del Quattrocento raffigurante la visita dei Re Magi a Betlemme.
La coppia visse nel Castello fino al 1518, fin quando Pietro Antonio morì e Giovanna diede la proprietà all'Opera del Duomo di Orvieto, l'istituto di carità diretto dalla cattedrale. Il castello rimase nelle mani dell'Opera fino all'unificazione d'Italia nel 1861, quando lo stato si appropriò di tutte le proprietà ecclesiastiche. Passò attraverso parecchi proprietari, con poca manutenzione e riparazioni, fino al suo acquisto nel 1940 da parte degli Antinori.